FASE REM

 

Nel mezzo del cammin, mi ritrovai nel Pregiudizio Universale, dove il Giudice dall’occhio nel triangolo si scervellava non sapendo a quale girone dovesse destinarmi, ossia se tra gli ingrati o tra i perdenti. Intimidito, io fissavo la punta smussata delle mie scarpe inglesi, di fattura vietnamita, pelle italiana e vernice avana, globalizzando nella mente stratagemmi per fuggire dalla situazione angosciosa. Mi difendeva, giusto per ribadire quanto equo (e solidale?) fosse il processo, un astronomo pisano che riteneva prudente non parlare del tramonto della Terra nell’orbita del Sole. Io non afferravo con chiarezza l’arringa difensiva di questo strano avvocato, ma sentivo un certo sollievo nel sapermi sostenuto da qualcuno: se potessi descrivere quell’aula dello strano tribunale, mi si comprenderebbe lo stato d’animo che avevo. Mi limito a segnalare una schiera di angeli da cabaret simili a Betty Bop (lì capivo come avessero fatto a ingannare Mefistofele alla fine del secondo atto del Faust!), che contrastavano di gran lunga ogni biblica immaginazione, tutti pronti a darmi addosso verbalmente qualora nuove accuse venissero formulate dal Celeste Ministero. Pare allora che, a differenza delle credenze diffuse, la pena della cicuta non fosse affatto prevista per il reato di empietà. Uno scriba-chino, con gli occhi fissi sulla pergamena d’oro che riempiva, teneva il verbale dell’udienza, mentre qualche altro attore mi rammentava anni e anni di devozione non pervenuta. I giurati poi, al solo guardarli appariva lampante come fossero più vicini ai minacciosi J’accuse della Fallaci che al pensiero tollerante del filosofo Locke. Li si vedeva chiaramente che avrebbero potuto aggiungere alla mia pena la fatica di attraversare lo Stige a nuoto. Lì per lì avevo pensato a taluna scusa pietosa per suscitare nell’animo del togato Uno e Trino il riconoscimento di qualche attenuante: tutte storie che comunque non avrebbero fruttato un gran che. Del resto, di quali appigli mi sarei potuto servire? Un’infanzia complicata? Ma no, quello sapeva tutto. L’aver vissuto l’era in cui un Cavaliere oscuro alto un metro e venti, supportato dalla sua schiera di Emilici Fedeli e Confalonierici leccaculo, aveva portato allo s-fascio il mio paese? Macchè, pare che fosse in buoni rapporti commerciali con i miei accusatori per fornire ragazzine immagine ad un progetto chiamato Eden 2012. Dire che avevo visto le torri gemelle crollare in diretta TV? Beh, mica ero l’unico… Al fine di rendere ancora più inespugnabile il castello accusatorio, mi venivano rivolte domande alle quali non osavo rispondere, potendomi oltremodo avvalere di data facoltà: è vero che lei sposa una tesi per la quale ciò che in dietologia si chiama antropofagismo, in economia si chiama liberismo? È vero che considera “Le mille e una notte”, chiaro documento di origine islamica, uno dei più bei libri mai scritti? È vero che non le piacciono i Queen? Ormai rassegnato all’idea del supplizio eterno, lasciavo tal Galileo Avvocato-Astronomo parlare in mia vece, rapito com’ero nel prefigurarmi l’atroce punizione. Avevo sentito dire che altre anime erano state da poco condannate a lavorare in un call-center con contratti interinali a progetto rinnovabili mensilmente, e che ad un tizio di Cremona, in vita assai abile nel fabbricare strumenti musicali ad arco, avessero dato la pena di dover ascoltare gli Inni Sacri cantati da Giusi Ferreri per ventiquattro ore al giorno, ovvero per ventiquattro ore al giorno in più di quanto la sopportazione umana potesse resistere. Tremavo di terrore e di disperazione, ma ho prova di credere che fu un vizio di forma a salvarmi e a far si che mi ritrovassi di lì a poco, sia pure con il cuore in aritmia e grondante di sudore nel materasso della mia camera da letto. Infatti, quel sollievo che prende forma via via ci renda conto di avere sognato, di avere lasciato l’onirico produrre situazioni inesistenti, fu bruscamente interrotto dal ritrovamento di una busta sigillata sopra il comodino. Busta che io aprii con cura e della quale missiva in essa contenuta trascrivo interamente il testo, redatto esattamente in stile comico-realistico, sia pure con qualche scivolatura verso una forma elevata. “Non per cagion di Altissima Grazia al vostro mondo mortal rispedito foste, poiché pur reo Colui che tutto move vi giudicò. Bensì per mancanza di appropriato giron infernale a peccati vostri all’attesa in Terra v’indirizzammo.” Firmato: Alighieri Dott. Dante, Sommo Poeta Vate, architetto progettista d’inferni autorizzato dal Divino in Firenze.

FASE REMultima modifica: 2011-01-24T15:54:31+01:00da bass-cocteau
Reposta per primo quest’articolo