In ricordo di Mick Karn

Sto riascoltando un disco che, come tutte le opere di un certo spessore, all’epoca della sua pubblicazione, aveva diviso la critica in fazioni opposte: “Rain Tree Crow”, ultima reunion (parliamo del 1991) di quel gruppo che anni prima si era imposto nel panorama new wave con il nome “Japan”. La band guidata dal genio introverso di David Sylvian era stata per me, grazie ai condizionamenti di un giovane zio, uno dei miei piu` cari ascolti per lungo tempo. Amavo quella musica ricercata ed elegante, romantica e ostentatamente “dandy” che mi sembrava tanto differente dalla maggior parte delle cose che si sentivano in giro, e prossimo com’ero ad avvicinarmi agli strumenti musicali, mi trovavo ammaliato dal suono di quel basso che davvero sembrava rompere tutti gli stilemi. Mick Karn produceva un suono grave e rotondo che ricordava l’attorcigliarsi di un serpente: non si limitava a tenere quello che nella musica pop chiamano “groove”, ma creava piuttosto delle linee melodiche proprie, sfruttando soprattutto la tecnica del glissando per legare una nota all’altra. Il suo, quindi, era realmente un basso che cantava, pur senza mai lasciare i registri piu` gravi. Ascoltarlo mi sorprende ancora, nonostante lo studio e la passione mi abbiano con il tempo portato alla scoperta di grandi virtuosi, maestri della tecnica a cui devo un rispetto che tuttavia non e` mai venerazione. La venerazione, io, l’avevo per questo musicista di origine cipriota, epigono di un movimento musicale detto “leggero” ma sempre volto alla sperimentazione. Va ricordato che Mick Karn, oltre ai Japan e ad alcuni episodi come solista, vantava collaborazioni con artisti del calibro di Peter Murphy, David Bowie, Sakamoto, la nostra Alice, producendosi in veste di bassista, ma anche di clarinettista, sassofonista e tastierista. Solo poche parole, quindi, trovo giusto spendere per un personaggio chiave nel mio percorso legato agli ascolti: probabilmente, chi lo ha tanto amato quando era in vita continuera` ad amarlo attraverso la musica che ha inciso. Essa rimane. Non lo si pianga: lo si ascolti.

In ricordo di Mick Karnultima modifica: 2011-04-02T22:29:05+02:00da bass-cocteau
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