ASPETTANDO L’ALBA: CONGETTURE DI UN VIGILANTE

Solo e circondato dalla notte. Talvolta potrei abbandonare la mia mente alla deriva, lasciando che un mare privo di confini terrestri la portasse dove non si vede nulla piu` del niente di cui sono fatti i pensieri. Quando ti mettono in luoghi simili a questo, facendoti deterrente nei confronti di non si sa cosa, sanno in realta` di portarti in una dimensione in cui nulla esiste fuori di te. Un ritorno a Fichte, a Shelling, al primo Hegel, alla tragedia dell’essere portatori della sola realta`possibile: la realta` di un’esistenza che si pone da se` e che non puo` chiedere alcuna modifica dal suo esterno. Stanotte il cielo lascia poco spazio alle sue stelle, e solo la luna pare brillare con una certa fierezza, una fierezza consapevole del suo essere crescente, come un sorriso soddisfatto che si dipinge sul volto di un bambino il cui diventare grande e` ancora sinonimo di speranza. Al buio i fantasmi con cui ci si mette a parlare per ingannare il tempo si fanno sempre piu` nitidi e definiti: li chiamo ormai per nome e quasi non ne temo piu` le provocazioni, che pure mi infastidiscono un poco. Devo stare attento, mi dicono. Potrebbe arrivare qualcuno, e` necessario v.i.g.i.l.a.r.e. Giungera` il ladro approfittando del guardiano distratto? Portera` via oggetti necessari a far si che quanto devo proteggere possa continuare ad esser protetto? Li intravvedo, schermati dalla tenebra, gli oggetti che custodisco: cattedrali tecnologiche in costruzione, una vicina all’altra, solide come palazzi, inespugnabili fortezze di metallo e silicio il cui furto o danneggiamento richiederebbero sforzi immani quanto quelli destinati alla loro costruzione. Eppure mettono qui qualcuno, la notte, armato di una pistola inutilizzabile, a pochi spiccioli l’ora con i quali leggi nuove permettono ai piani alti di pagare il servizio, a fare finta che l’esistenza del posto dipenda da esso. Oggi, complice una crisi che ha colpito tutta la macchina economica di cui le persone si sono ridotte ad essere ingranaggi, alcuni individui accettano le occupazioni piu` umilianti e malpagate. Terrore e` il motore immobile del mondo moderno industrializzato. Terrore che quel mondo ti lasci fuori da esso, che le sue briciole a te elargite al lordo della restituzione erariale vadano a qualcun altro che ti scavalchera` nella darwiniana lotta alla sopravvivenza. In nome del Terrore si accetta di spogliarsi di quanto fa di noi esseri umani, si rinuncia a fare figli, anche ricorrendo a pratiche che la “societa` bene” trova abberranti; in nome del Terrore ci si ammala di licantropia, trasformandoci in belve assetate di dignita` umana da depredare colpendo il prossimo; in nome del Terrore molti di noi cercano la fine per essere sostituiti da martiri piu` appropriati e consenzienti, poiche` si e` arrivati al punto in cui morire e` il minore dei mali. Ma sorridiamo. Sorridiamo con la forza della disperazione. Pieghiamo la nostra bocca con una smorfia e con lo sforzo di inarcarne la linea portando le estremita` verso l’alto, quasi a toccare gli occhi. Sorridiamo di fronte al gustoso pensiero dell’attesa, quella di un giorno felice che non arrivera` se non quando il nostro cuore si sara` sufficientemente indurito da poter partecipare a questa “libera gara” di mercanteggiare grazie alle disgrazie altrui. Quando avremo respinto lontano da noi l’ultimo africano, ci guarderemo bene dall’essere a nostra volta respinti dalla sua terra delle cui ricchezze abbiamo tanto bisogno. Sorridiamo di fronte alla prospettiva di diventare qualcuno, ossia il prevalicatore di una necessaria massa di nessuno. Sorridiamo perche` ora che si e` capito lo squilibrio necessario a colmare un forte appetito, basta un piano diabolico e sara` possibile ottenere il potere, magari per commettere crimimi restando immuni alla giustizia. La notte continua, qui intorno. Silenziosa, sta aspettando con me il ladro. Probabilmente non verra` nessuno: alle persone non piace essere messe al secondo posto, e il ladro interessato a venire qui sa certamente di non essere cosi` ladro quanto chi mi ha messo di guardia in questa proprieta`. Sa certamente che ci vuole molta piu` abilita` nel derubare della propria esistenza il guardiano che lavora per quattro euro l’ora, e per giunta senza il rischio di essere processati per questo: un ladro di “cose” ammira cosi` tanto chi e` piu` farabutto di lui da lasciarlo in pace. E nel frattempo, le ore scorrono con la lentezza che e` propria della notte. Le luci sono lontane, appena rassicuranti ma di fatto inutili, in questo percepire l’essere solo e impiegato al nonsenso. A volte mi domando se qualcuno potrebbe accorgersi di una mia eventuale fuga da questo posto, un’assenza momentanea per potermi distrarre guardando qualcosa di vivo: lo spaventapasseri passa la sua esistenza su campi coltivati e non pensa a quanto possa essere ridicola la sua mansione, giacche` per lui non ci sarebbe alcuna differenza tra gli uccelli e gli uomini in quanto a consumatori di quello che nella terra e` stato piantato. Una guardia a quattro euro l’ora e` uno spaventapasseri serie Hal 9000: come il computer di bordo della nave spaziale Discovery, e` perfettamente conscio di quanto sta facendo. Questa e` la sua tragedia. L’occhio deve essere attento alle dubbie possibilita` che qualcosa ravvivi la notte, eppure pensa «che si portino via tutto e mi lascino andare via». E se davvero giungessero dei furgoni blindati con tanto di attrezzi necessari al furto? magari guigati da persone bene armate in grado di immobilizzarmi? Direi con calma: «Signori, accomodatevi. Questa e` la mia pistola, vedete, l’ho gettata a terra e con un calcio l’ho spinta verso voi. Il telefono cellulare e` nella macchina, prendetelo cosi` non potro` dare alcun allarme. E se avete con voi qualcosa da bere, vi prego, datemi un sorso, staro` qui seduto buono e tranquillo ad aspettare che voi abbiate raccolto il bottino. Nessuna forma di eroismo e` mai andata d’accordo con l’intelligenza». Che poi, ad essere intelligenti, certo non si starebbe soli la notte in un posto simile. E ad essere realisti, tantomeno per una busta paga come la mia. Ma e` solo un’attesa, l’attesa dell’alba. Il mattino, nel comune immaginario, simboleggia il nuovo che avanza, e l’umana speranza di cambiamento, di mutazione che dapprima avviene nel nostro spirito, prima di propagarsi al di fuori rendendoci felici di vivere. Attendo l’alba del nuovo essere: cambiero`, avro` a mia volta un piano diabolico da attuare, diventero` cattolico per meglio divorare il prossimo come i cristiani fanno con il loro Signore durante l’Eucarestia; adeschero` bisognosi delle mie briciole e divorero` le loro anime sacrificate all’altare della mia ricchezza; mi iscrivero` a qualche Loggia di estrema destra adulando il Licio Gelli di turno, ottenendone i dovuti favori. Infine, magari, con soldi e amicizie strategicamente coltivate, potrei anche diventare Primo Ministro: sarei amico di dittatori sanguinari, potrei andare a letto con fresche ragazzine comprate grazie anche alla mediazione di giornalisti devoti a cui ho salvato un’esistenza corrosa dai debiti di gioco, salvo poi smentire. In effetti, chi me lo fa fare di stare qui, quando ho un cervello da mettere a disposizione di un mondo infame?

ASPETTANDO L’ALBA: CONGETTURE DI UN VIGILANTEultima modifica: 2011-04-11T02:14:50+02:00da bass-cocteau
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