FRANZ LISZT – “EINE FAUST SYMPHONIE” S108

Il rischio ricorrente per un compositore la cui fama e` legata ad un particolare strumento, com’e` ovvio, e` sempre rappresentato dal non potersi emancipare al di fuori dei confini di genere. Pochi hanno speso tempo e risorse nell’analizzare – ma anche semplicemente nell’ascoltare – l'”Ali` Baba`” di Bottesini, le pagine scritte per chitarra da Paganini, le produzioni di Chopin rivolte a formazioni non prettamente pianistiche. La figura di Franz Liszt (Raiding, 1811 – Bayreuth, 1886), come sovente e` capitato per suoi illustri colleghi, puo` dirsi completamente assorbita dal binomio “Uomo – Pianoforte”. Questa e` l’immagine che la Storia ci consegna di lui, assieme al iconografia nata attorno al suo incarnare l’ideale romantico dell’eroe, che nel suo caso e` appunto il virtuoso della tastiera. Una bellissima immagine, in verita`, che tocco` per quasi tutto l’Ottocento l’idea popolare sui grandi concertisti. Una bellissima immagine che tuttavia, rovesciando la medaglia, ha impedito a molti di quei concertisti di essere presi sul serio fuori dalle scene, laddove la mente compositiva e la ricerca di altri linguaggi esulavano dalla prassi di mandare in visibilio il pubblico nelle sale. Per tal motivo, resistendo tutt’oggi l’atteggiamento ottocentesco nei confronti di certi personaggi che tendiamo a considerare prodotti tipici del Romanticismo, della”Faust Symphonie” continuiamo a parlare davvero poco. Poco se soprattutto confrontiamo l’interesse che suscita ancora oggi la pur vasta letteratura cameristica del Compositore Ungherese. E poco nel momento in cui cerchiamo, attraverso l’ascolto delle sinfonie, di indagare sull’essenza di quel Secolo Romantico. Eppure, come alcuni critici cominciano solo oggi a sostenere, tutta la visione ottocentesca e` vivissima in questo lavoro di Liszt: a partire dall’intento di rappresentare il dramma di Faust, il tormento esistenziale, l’illusione offerta dal mercante Mefistofele, la colpa; ad ascoltarne il gioco di accenti e di dinamiche, le impennate degli “Allegro vivace” e la malinconia degli “Andante”; a scorgerne l’audacia armonica, soprattutto in quel “Lento assai” che costituisce il tema iniziale e che utilizza tutti i dodici toni della scala cromatica un secolo prima dell’invenzione della dodecafonia da parte di Shoenberg. La quasi emblematica lunghezza del primo movimento (circa trenta minuti), costituito dall’alternarsi di quattro temi con i relativi sviluppi, oltre che da giochi di Piano e Forte sapientemente dosati, lascia presagire quel Malher che, pur asserendo di non amare Liszt, compose la sua Prima Sinfonia cercando di creare suggestioni molto simili. Se volessimo assimilare la Sinfonia ad un lavoro pensato per il teatro, ovviamente alludendo ad un teatro senza attori ma fatto di note, potremmo trovare in essa tutti gli elementi propri di un dramma sulla scena: la tristezza del protagonista che apre il Primo Tempo, il tema di Margherita che, esposto dall’oboe, occupa l’intera durata del Secondo e ne identifica l’innocenza e la capacita` di cullare il tormentato Faust, l’ironia del Diavolo Mefistofele, che e` l’abile ingannatore, si presenta con un gusto quasi viennese, con percussioni in battere che rimarcano un certo atteggiamento godereccio (Terzo Tempo). Non e` forse arte tipicamente romantica, questa? Il fraintendimento di cui spesso e` vittima l’ascoltatore “occasionale” del Liszt sinfonico e` ben espresso e in un certo senso motivato (ma mai giustificato) da Michele Campanella in suo articolo redatto in occasione del bicentenario della nascita del Compositore (The Classic voice, n. 142). Ivi Campanella argomenta il “caso Liszt” denotandone le innovazioni e le influenze piu` europee che tedesche, le quali andavano contro la normale prassi compositiva della sua epoca. Il problema, secondo Campanella, consiste nel fatto che si ascolta Liszt con lo stesso atteggiamento con cui si ascoltano Beethoven o Schubert. Eppure l’identita` artistica di Liszt non e` riconducibile al solo “Romanticismo Nazionale” esistente tra i confini austro-germanici, come la sua musica non puo` rappresentare nessuna realta` culturale “localizzabile”. Liszt e`, di fatto, un musicista “Europeo” tout court, la cui creativita` nasce non da forti concetti identitari confinati, ma da un reale confronto con culture varieggiate. E` quindi naturale che la sua poetica si riveli autenticamente rivoluzionaria (se consideriamo l’epoca) come lo sara`, a breve quella “musica per il teatro totale” nata dalla figura di quel Wagner di cui Liszt fu mentore. Probabilmente un ascolto accurato del Liszt “non pianistico” potrebbe portarci a ripensare un intero periodo storico, che in lui appare molto piu` lungimirante e aperto di quanto lo riteniamo.

FRANZ LISZT – “EINE FAUST SYMPHONIE” S108ultima modifica: 2011-04-23T19:25:02+02:00da bass-cocteau
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