MA QUALE CARAVAGGIO DEI NOSTRI TEMPI?

Pare abitudine diffusa quella da parte di molti intellettuali, siano essi intenditori nei piu` svariati campi, quella che consiste nel lanciare provocazioni e azzardate ipotesi quando la loro capacita` argomentativa presenta segni di cedimento. Tiene banco in questi giorni una polemica accesa circa la trasmissione Rai condotta dal Prof. Vittorio Sgarbi e, a quanto detto dai vertici della Televisione di Stato, subito cancellata dopo il deludente risultato, in termini di ascolto, della premiere. Premetto: io faccio parte di quella grossa fetta di persone che non ha visto il programma in diretta. Si puo` dire che, essendo io uno dei non pochi individui che preferiscono, la sera, dedicarsi a qualcosa che non sia la “magica scatola”, abbia la mia parte di responsabilita` circa il flop. Ne ho visti alcuni estratti dai canali You Tube, qualche giorno dopo, e mi sono concesso il tempo necessario a leggere quanto lo Sgarbi ha detto a proposito della cancellazione. Su una cosa, tuttavia, per una volta, mi trovo in accordo con il critico ferrarese: una televisione di stato non dovrebbe giustificare la continuazione o meno di un programma culturale in base agli indici d’ascolto. Decidere in questi termini se una trasmissione di rilevanza culturale debba andare avanti o meno significa venire meno alla funzione pedagogica che dovrebbe essere propria di un servizio televisivo pubblico. Esiste tuttavia un altro fattore di dubbio: Vittorio Sgarbi e` realmente un critico d’arte competente e adatto a parlare di cultura alla platea? Non ricordo una sola volta in cui egli abbia realmente parlato d’arte nei suoi numerosi interventi alle trasmissioni radiotelevisive. O meglio, al dila` delle citazioni da lui fatte nell’affrontare vari discorsi, citazioni riguardanti appunto le arti, ho sempre sentito un Vittorio Sgarbi irritante e cinico dilungarsi su argomenti privi di ogni nesso con la cultura. Ricordo, adolescente, quando mi capitava di vederlo negli Anni Novanta a “Sgarbi quotidiani”, con un bel Magritte come scenografia, mentre parlava di politica, di tangenti, di errori giudiziari e attaccava spesso l’allora Presidente Scalfaro. Eppure, quando dicevo di non trovare Sgarbi un personaggio cosi` degno di riguardo, mi sentivo dire da molti che, tuttavia, come critico d’arte egli fosse assai competente. Di quei molti da cui sentivo questo giudizio, nessuno aveva studiato arte. Al Liceo, la mia insegnante di storia dell’arte sosteneva invece che leggere un saggio di Sgarbi fosse meno fruttuoso che leggere un Bignami. Probabilmente, moriro` senza aver potuto capire se tal Vittorio Sgarbi sia un luminare della critica o un pallone gonfiato. In ogni caso c’e` una sua esternazione recentissima, proprio da egli fatta nel corso della sua unica puntata suddetta, che mi porta a pensare che di arte il Ferrarese capisca poco. Accostare una pop star al Caravaggio, sia pure entro i limiti della mera provocazione, mi pare ridicolo sotto tutti gli aspetti. Una mancanza di buonsenso, questa, che potrei scusare in quel giovanotto freak per cui il defunto leader dei Nirvana possa essere un Baudelaire dei tempi nostri, ma che trovo assurda in un sedicente critico d’arte. Facciamo il punto della situazione: secondo il Professore una vita sregolata potrebbe dunque permettere da sola a chiunque la salita all’Olimpo degli artisti? puo` essere sufficiente l’esperienza delle droghe, delle attrici “tutto padre e niente talento”, del palcoscenico sotto il quale il dionisiaco esiste in forma di alcool e cannabis per fare di chiunque un immortale? A quanto detto nel corso della trasmissione da Sgarbi, parlando di Morgan, evidentemente si. Peccato: un uomo noto per la sua conoscenza delle arti, specialmente plastico-figurative, viene pagato da un ente pubblico per offendere il Caravaggio paragonandolo a una delle tante creature della musichetta di consumo del nostro tempo. Il Maestro della luce, il maggior esponente della pittura tardo-cinquecentesca, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio fu non solo un innovatore tra i pittori italiani: egli influenzo` generazioni di artisti a venire, e a distanza di secoli non sono pochi coloro i quali, in un senso o nell’altro, ne pagano il tributo. Strimpellatore di pianoforte e basso elettrico, Marco Castoldi detto il Morgan, riscoprendo quanto le ragazzine degli Anni Ottanta si bagnassero ascoltando canzoncine di plastica, ben penso` a rimaneggiare il gia` dato filtrandolo grazie alle moderne tecnologie. A ben vedere, in comune i due hanno solo le rispettive vite private apparentemente segnate da problemi di tipo legale e che hanno fatto si che di entrambi si parlasse a lungo. Nel caso del Caravaggio, poco importa: resta a tenere banco quella tecnica straordinaria che possiamo in lui ammirare nei musei. Per contro, nel Morgan… sono solo canzonette, cantava una volta Bennato con autoironia. Se per somigliare al Caravaggio fossero sufficienti gli eccessi che, del resto, per il Pittore furono seriamente dannosi quanto per il conduttore di X-factor (emblematico programma della moderna trash tv) furono tramutati in pubblicita` redditizia, potrei io stesso presentare a Vittorio Sgarbi un considerevole numero di persone, che egli potrebbe divertirsi a esaltare come ha fatto con Castoldi. Se piuttosto, come comunque dubito, il Professor Sgarbi fosse realmente convinto, qualche sera fa, nel ritenere Morgan un grande artista dei nostri giorni, credo che il mio dilemma possa dirsi finalmente risolto: il critico in questione e` solo un prodotto della fantasia mediatica di oggi.

MA QUALE CARAVAGGIO DEI NOSTRI TEMPI?ultima modifica: 2011-05-24T18:33:50+02:00da bass-cocteau
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