IL BOTTESINI DI GERGELY JARDANYI

G.BOTTESINI – CONCERT PIECES. G. JARDANYI, DE VESCOVI, HUNGARIAN STATE ORCHESTRA DIRETTA DA P. G. MORANDI. Con sorpresa gradita, ho scoperto l’interpretazione del miglior Bottesini, quello legato alla scrittura per concerto, di un grande maestro del contrabbasso ungherese. Gergely Jardanyi, classe 1957 e nativo di Budapest, attualmente docente anche in Italia, pare discostarsi dalle letture bottesiniane piu`in voga. Diverso da Gary Karr, da Sciascia, Siragusa, ma anche dal grande Streicher che a Vienna gli fu maestro e mentore: talvolta certi grandi compositori sembrano interpretabili in una sola direzione, da cui Jardanyi pare invece prendere le distanze. Virtuoso dell’arco impugnato “alla tedesca” (o “alla dragonetti”), il contrabbassista ungherese restituisce all’ascoltatore un Cremasco impeccabile, certo funambolico per quanto riguarda la tecnica, ma morbido e lirico come davvero pochi tra i “mostri sacri” del suo strumento hanno saputo renderlo. Questo disco, a mio avviso, puo`valere quanto una lezione di stile per molti puristi che nel Bel Paese ancora reputano l’arco ad impugnatura francese (che in Italia resta la maggiormente diffusa) il solo mezzo eletto per la musica del Bottesini: l’eleganza del suono che dai crini comandati da Gergely Jardanyi esce, rivaleggia con tutti i “francesofili bottesiniani” piu`quotati. Ma lo fa in un modo a se`: se infatti il virtuosismo che emerge nella maggior parte delle interpretazioni del “Paganini del contrabbasso” e`quasi sempre permeato di una forza mefistofelica che si mostra tanto fine a se stessa, qui tutto si trasforma in un lirismo delicato. Anche i passaggi comunemente ritenuti piu`ostici, in questa incisione, vengono affrontati con quella naturalezza che li rende cantabili e mai forzati, complice la maestria nell’uso dei legati e la coesione con l’orchestra. Brani come la “Tarantella”, la “Romanza drammatica” o la “Introduzione e gavotta”, veri e propri incubi per chi li studia, appaiono stavolta addirittura “facili”, tanta e`la nitidezza delle note e la grazia delle melodie. Non ci e`dato sapere come davvero Giovanni Bottesini suonasse la sua musica: probabilmente ogni suo interprete vorrebbe sapere se la sua forma sia quella giusta, quella che il Maestro aveva in mente. Senza dubbio, le critiche si sono divise anche sull’interpretazione di Jardanyi, che in questo momento reputo la piu`bella mai ascoltata. Ma questo lavoro, uscito per la Hungaroton Classic nel1997, potrebbe darci, finalmente, una visione del Virtuoso di Crema assai piu`musicale di quanto molti “fuoriclasse” ci hanno abituati ad assumere.

IL BOTTESINI DI GERGELY JARDANYIultima modifica: 2011-06-06T20:59:55+02:00da bass-cocteau
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