L’IMMONDO BENE

Se non hai un bene da offrire, inventati un male da combettere: una schiera di stolti correra`in tuo sostegno, ringraziando qualche divinita`della tua esistenza. Questo e`, del resto, il solo sistema per emergere, poiche`, non essendo dell’uomo la dote dell’Umilta`, e non esistendo invero alcun bene in natura (come per contro non esiste alcun male), il solo agitatore di folle verso un nemico comune ha il talento necessario per divenire un capo. Ogni pastore di genti lo sa. I leader politici campano su questo: ogni fazione, qualunque sia il suo colore, necessita di un avversario da demonizzare, in particolar modo alla luce di un concetto metafisico del “sommo bene”, retaggio di qualche convinzione atavica e non lontana dalle superstiziose posizioni dei credi monoteistici, per i quali un disegno supremo indichi vie da seguire. Dove la saggezza socratica del conscio ignorare declina, un’arrogante illuminazione teocentrica esplode e si propaga dal leader: non trovando tuttavia il leader un concetto di bene che riesca ad essere qualcosa piu`di un mero concetto teoretico, cosa vi e`di meglio che trovare un male? Associamo l’idea del male, comunemente, a tutte quelle figure che ci rimandano a distruzione, piaghe, carestie e tirannidi; ma a cosa alludiamo, parlando di “bene comune”? Scriveva Fernando Pessoa: «Io non sento di poter fare ad alcuno ne`del bene, ne` del male. Anche perche`non ho idea di cosa il bene sia». Nel fondo della nostra anima, dominata da quell’unico ente metafisico che Schopenhauer riconosce, la Volonta`, ente che non puo`definirsi buono o cattivo ma che semplicemente e`(ed e`al di fuori di ogni etica), il bene sussiste in quanto appagamento e felicita`. Ma l’analisi della Natura e della sua evoluzione dimostra quanto tale appagamento si debba raggiungere mediante modalita`che mirano a intenti ben lontani dal concetto di sommita`e comunanza. La totalita`degli esseri, cosi`tra loro distinti, evoluti secondo differenti criteri di specie, non puo`accedere alla soddisfazione del bisogno di appagamento, giacche`le leggi naturali ci portano a strappare la felicita`agli altri per goderne noi stessi. L’economia ne e`un significativo esempio: sotto la bandiera della liberta`, intesa come bene assoluto, si celano in effetti le legittimazioni per le quali vincitori appagati e vinti depauperati della felicita`coesistano. Il benessere di una parte, ferme le dinamiche del sistema economico vigente, poggia sullo squilibrio per il quale l’altra parte (invero quella piu`numerosa) viva nella piu`grande indigenza: non serve ricordare che la maggior parte delle ricchezza della Terra sono distribuite presso un terzo della popolazione dello stesso pianeta. La presa in giro dei magnati del potere occidentale che di tanto in tanto si impegnano a ridurre la poverta`nel terzo e nel quarto mondo assume caratteri comici: se vi fosse un reale interesse a portare i paesi poveri ad uno sviluppo tale da permetterne una vera espansione economica, la parte attualmente benestante ne risentirebbe in quanto non piu`tenutaria della facolta`esclusiva di disporre di certi mezzi. Il sommo bene, quello che i filosofi della Scolastica identificarono nel Dio Giudaico-Cristiano, e`dunque una chimera che, nell’esistenza della apparenze, si lega al nostro naturale bisogno di godimento (ovvero dell’edonismo che regola le nostre scelte) e ne placa in qualche modo il senso di colpa. Quante volte si e`sentito dire, di fronte alla realta`spesso tanto spietata da farci orrore, che «Dio opera in modi misteriosi»? Enfatizzata in questi termini e`la figura del Dio di Lutero: a ben vedere, l’attaccamento del padre dello Scisma al Divino non e`dettato dal bisogno di una figura benevola, quanto dalla paura del male e la ricerca di un’entita`protettrice. Paura e bisogno di protezione sono caratteristiche primarie di tutti gli esseri viventi, dettate dall’istinto di autoconservazione: in quanto animale piu`evoluto, sviluppatosi in un contesto sociale, l’uomo ha saputo partire da tale istinto per sfruttare a sua convenienza la paura. Ma la paura del male altro non e`che la paura di un bene che non ci appartenga: di quel bene che sia “di qualcun altro fuori dal nostro cerchio” e che sottintenda un godimento a cui non siamo ammessi. Il bene diventa pertanto un bottino di guerra che il vincitore strappa al vinto, perche`la felicita`non e`mai qualcosa che coincide in piu`posti contemporaneamente: ergo, la realizzazione di una struttura come la Tav in Val di Susa sara`un bene per le industrie che necessitano di infrastrutture e un male per gli abitanti della stessa Valle; la destituzione di un Governo come quello che attualmente guida la nostra Nazione sarebbe un bene per le fasce meno agiate e un male per chi crede in un sistema legato alla centralita`delle imprese; la fine di alcuni regimi poggianti sulle idologie del Novecento sono state un bene per i ceti di un certo tipo e un male per altri. Per quanto l’attuale Pontefice ne dica, non esiste che un mero relativismo a regolare le nostre esistenze, poiche`i singoli individui e il loro associarsi per perseguire finalita`comuni (ma le associazioni sono molteplici e tra esse in perenne conflitto) possiedono personali sensi di cio`che ritengono bene. Si potrebbe obiettare dicendo che le democrazie rappresentative dei moderni stati riescono a garantire, almeno nelle intenzioni, il bene di un numero quanto piu`largo possibile di persone: almeno sul piano teorico, questo e`vero. Ma se vi fosse un “sommo bene”, non dovrebbe esso riguardare tutti e non una semplice parte, per quanto cospicua? L’egemonia dei monoteismi ci ha tuttavia portati a credere che cio`che mai potremmo raggiungere, da qualche parte esista. E quel qualcosa, a cui attribuiamo un’origine di cui poterci vantare, nell’inevitabile scontro tra popoli per poterci appropriare di quel godimento che identifichiamo in un premio da strappare alla fazione rivale, noi lo tiriamo per il bavero, invocandone il patrocinio per la vittoria. Come, in verita`, sarebbe piu`onesto ancora oggi il canto di Omero, a udirsi, per il quale la moltitudine degli Dei si trovava divisa tra protettori dei Troiani e degli Achei, tanto da indurre l’irato Zeus Cronide a ingiungere agli immortali la neutralita`, nel Libro Ottavo dell'”Iliade”! Invece, l’uomo d’oggi, essendosi autoinvestito di un vicariato del Divino, pretende di guerreggiare con i suoi simili in nome di un volere superiore, ossia di quel bene ultraterreno da vendere alle masse come qualcosa di oggettivo e di esclusivo! L’Homo Lupus Homini e`lo stesso Uomo allo stato di natura di Rousseau. Egli e`in nuce, piu`o meno consciamente, quell’Essere “al dila`del bene e del male” la cui venuta profetizzo`Nietszche: ma sente ancora bisogno di un idea morale per legittimare i suoi successi e giustificare i suoi atti. Mi si accusera`forse, per questa mia tesi, di nichilismo e di delegittimazione di ogni azione umana, dato che conseguenza naturale dell’assenza di un bene comune porta all’abbattimento della supremazia delle leggi. Probabilmente le leggi verranno a crollare solo quando l’uomo sapra`evitare da solo il genocidio dei propri simili verso cui e`portato per natura; forse si vivra`da uomini e non da finti tali quando getteremo la maschera di un bene inesistente e, sputando su croci e simboli, accoglieremo noi stessi. E se saremo ancora i guerreschi antropofagi che siamo, se non altro lo saremo senza ipocrisie.

L’IMMONDO BENEultima modifica: 2011-07-13T07:49:03+02:00da bass-cocteau
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