“MARBOT” DI WOLFGANG HILDESHEIMER. UN LIBRO POCO LETTO.

Esistono libri che qualunque sedicente buon lettore affermerebbe di dover assolutamente conoscere, ovvero quelle pubblicazioni che confluiscono in quel patrimonio culturale che rientra nei cosiddetti “classici”. Le potremmo definire “letture d’obbligo”, frequentazioni senza le quali la nostra formazione non potrebbe dirsi completa (affermazione che si puo`parafrasare con: «nessuno potrebbe dirsi intelletualmente formato senza aver potuto leggere un numero tale di tomi, quanti il tempo di una vita non basterebbe alla loro assimilazione»). Non meno validi sono tuttavia molti lavori che poca strada hanno saputo farsi tra i lettori, anche attenti e di raffinato gusto, per motivi di varia natura: opere letterarie pure ben scritte e affatto prive di valore in termini contenutistici. “Marbot”, haime`, e`un libro che ha avuto questa triste sorte. Ed e`spiacevole riconoscerlo. Ben architettato, magistralmente tradotto da Bettino Betti, questo “ritratto”, “romanzo” o “resoconto biografico immaginario” di Wolfgang Hildesheimer risponde a tutte le (lecite) pretese che un lettore dovrebbe rivolgere ad un opera di fantasia: un quadro storico riconoscibile, un personaggio eroico che nel medesimo quadro si muova, un intento pedagogico da parte dell’autore, una coerenza nei confronti del verosimile. Andrew Marbot non e`un personaggio reale, e per questo potremmo dire che il libro in questione sia un romanzo. Ma la costruzione elude i canoni della mera narrativa, assumendo le apparenze della biografia, quella piu`scientificamente ortodossa, con tanto di citazioni storiografiche, rimandi a documenti ufficiali, ipotesi confutate con altri biografi. La finzione e`cosi`bene architettata da confondere il lettore, mettendolo in diverse occasioni di fronte al dubbio circa l’effettiva inesistenza del personaggio descritto. Sir Marbot, nei pochi anni che precedono il suicidio, incontra i maggiori esponenti della cultura europea del suo tempo: nel testo di Hildesheimer compaiono Goethe, Beriloz, Turner, Leopardi, Byron, Blake. Il viaggio tra le personalita`maggiori del Diciannovesimo Secolo e`, di fatto, il senso del libro, per il quale la figura del giovane inglese che tra questi personaggi si muove diventa puro pretesto. Vi sono congetture che toccano la psicologia, l’etica, la critica dell’arte -figurativa in particolare- in questo libro: l’Ottocento, nella sua natura romantica ma legata all’ideale estetico che non rinnega il classicismo, e`da Hildesheimer cosi`ben rappresentato da svelare al lettore la sua essenza. Ma lo fa anche con una luce “a posteriori” che attinge alla psicoanalisi freudiana e alla valutazione dell’inconciliabile dicotomia “realta`- idealita`”, mettendosi quindi in una prospettiva di interpretazione di un’epoca, di una serie di azioni, di un insieme di prodotti di una filosofia legata a un periodo storico. Sotto certi aspetti, potrei dire che Heildesheimer abbia scritto un saggio di critica d’arte. Ma lo abbia mascherato da romanzo, facendo di un personaggio mai esistito un critico d’arte degno di biografia: in questo modo l’autore ha saputo raccogliere in un’opera intenti critici, divulgativi e narrativi. Uscito in Italia verso la fine degli anno Ottanta per la casa editrice Fassinelli, non avendo avuto risultati eccelsi in termini di vendite, si presume che il libro di Hildesheimer sia uscito presto dai cataloghi dei librai. Purtroppo il lettore medio italiano si e`assuefatto ai De Carlo, ai Volo e alle Tamaro, non contribuisce certamente alla buona riuscita di un progetto editoriale di livello. Se qualcuno mi contattasse e me la chiedesse, sarei comunque disposto a prestare la mia copia personale.

“MARBOT” DI WOLFGANG HILDESHEIMER. UN LIBRO POCO LETTO.ultima modifica: 2011-08-07T20:47:10+02:00da bass-cocteau
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