SPLEEN & IDEAL

Non sono capace da ormai molto tempo di essere ottimista. O meglio: di essere meno pessimista di quanto in ogni caso la mia natura mi abbia sempre portato a sentirmi. Alla mia eta`non piu`verdissima, ho preso questa strana abitudine al “meriggiare”, accuratamente evitando i malintesi che nascono ogni qualvolta si allaccino affetti e relazioni. Lo riconosco: non sono un amante del convivio. L’eroina di un buon romanzo ha molta piu`presa nel mio cuore rispetto ad una donna reale; la descrizione di un viaggio riportata da un memoriale mi affascina ma non cambia il mio detestare gli spostamenti; l’atto di comporre musica e`sempre puramente autarchico, non presuppone alcun piacere di eseguirla. I miei “piaceri”? Il sonno, il tabacco, la consapevolezza di potermi ritagliare spazi per l’inutilita`. Ho smesso di sentirmi in grado di cambiare il mondo come quando ero un diciottenne di belle speranze (per gli altri). E nella malinconica accettazione dei fatti, nell’ignavia della resa, dopotutto, si puo`sopravvivere: com’e`ovvio, nessuna aspettativa vale piu`nel momento in cui si accetta la noia quotidiana, e le parentesi che si aprono su avventure fugaci non cambiano alcuna condizione. Per quale motivo dovrei sorridere di fronte alla ricomparsa di qualche ombra che dal passato mi ha voluto cercare in nome di vecchie conoscenze o esperienze condivise? Le strade si diramano: il cinismo e l’oblio sono due fratelli di sangue che aiutano i percorritori a dirsi addio nel modo piu`indolore. Quando esco di casa vedo facce, quante belle o brutte facce, che parlano o si esprimono con sguardi che dovrei imparare a interpretare, scegliendo il ruolo che le identita`esterne al mio microcosmo dovrebbero avere. Perche`? Per la condanna di essere nato animale sociale? Per scegliere un’esponente del sex sequor a scopo riproduttivo e di conservazione della specie? Per allearmi alla fazione maggiormente incline a garantirmi la sopravvivenza? L’incapacita`di vivere la solitudine tradisce gli uomini come una droga che si impossessa delle facolta`intellettive. Il “clan”, la compagnia di amici, la societa`familiare, sono retaggi del bisogno di difendersi da nemici, ovvero dalla paura innata di essere assaliti, spodestati, derubati e sottomessi: amiamo per il terrore di essere odiati.

SPLEEN & IDEALultima modifica: 2011-09-15T13:48:12+02:00da bass-cocteau
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